Relazione Seminario 2008

Seminario Internazionale - foto di Maccione

Molte sono state le iniziative del Raduno di quest’anno: la più importante è stata il Seminario sulle barche tradizionali che i Venturieri hanno organizzato col sostegno del Comune di Chioggia. E’stato il primo di una serie di incontri, che ci proponiamo di organizzare annualmente, in occasione del Raduno, per fare il punto sul recupero delle barche tradizionali nel nostro mare. Hanno aderito al nostro invito relatori importanti ed amanti nel mondo della nautica. Le istituzioni ci hanno onorato con la presenza e parole di benvenuto e sostegno da parte del Vice-presidente del Consiglio Regionale del Veneto, di due Assessori comunali e del Comandante della Capitaneria di Porto. Il Presidente de I Venturieri, Massimo Perinetti Casoni ha ricordato l’impegno di Gian Marco Borea (e i suoi interventi pionieristici in Italia) a favore del recupero delle barche tradizionali, e l’interesse dei Venturieri per accrescere tra la gente la sensibilità verso un’importante elemento delle nostre tradizioni. (Una barca tradizionale dei Venturieri, un topo comacino, è stata recuperata dal suo armatore Gianni Avanzo e condotta in 20 giorni fino a Corfu, ripercorrendo le antiche rotte veneziane). Purtroppo per motivi di salute, la relatrice francese Noelle Duck, esperta di barche a vela latina, non ha potuto essere presente. La sua relazione è stata presentata da Giovanni Panella, esperto di barche tradizionali tirreniche, che ci ha inoltre esposto con una relazione a tutto campo, le differenze geo-politiche che nei secoli hanno portato all’evolversi di diverse forme di scafi, di cosa è andato perduto in questi ultimi decenni (di tutte le navi a vela, sono rimaste solo quelle militari), quello che è stato fatto (raduni di grandi yacht) e cosa ci promettiamo per il futuro.

Paolo Lodigiani, progettista e scrittore, appassionato di barche tradizionali, ci ha descritto - facendo un giro ideale delle coste italiane - le imbarcazioni che si incontrano o si trovavano lungo le nostre coste, individuandone le caratteristiche distintive (e le motivazioni delle diversità), ed evidenziando quegli elementi della tradizione che si possono recuperare nella concezione moderna delle barche da diporto. Come si sono determinate le loro forme? Vi è stata una spece di evoluzione darwiniana, un affinamento dato dall’esperienza che si è accumulata nei secoli. Ma anche superstizione e ignoranza della gente di mare hanno determinato le forme degli scafi tradizionali. Concludendo: le barche non sono solo mezzi tecnici, ma vanno inquadrate nel contesto degli uomini che le creano. Più strettamente tecnico l’intervento di Rodolfo Foschi, progettista di barche da diporto legate alla tradizione, che ha inquadrato la differenza tra la costruzione in legno, che possiamo considerare tradizionale (con l’uso prevalente di collegamenti effettuati con tenoni, chiodi, viti), e la costruzione in legno moderna effettuata sopratutto con l’uso di colle di origine chimica.

Gilberto Penzo, esperto di barche veneziane e adriatiche, ha evidenziato come sia diversificata e stia cambiando la sensibilità e l’attenzione dei tecnici verso la conservazione ed il restauro, non solo per quanto riguarda la nautica, ma l’architettura e l’arte. L’approccio moderno proposto è lo stesso di quello usato per il restauro di un’opera d’arte, in cui oggi riteniamo siano da evitare fantasie e superfetazioni, spesso tanto care ai nuovi armatori! E se lo scafo è in cattive condizioni? Lo si metta in un museo, protetto in modo da salvare i legni consunti, a traccia ed ulteriori studi che potranno fare le future generazioni, e se ne costruisca uno nuovo: una replica, efficente e navigante, su cui noi, moderni marinai, usando le antiche manovre, facciamo rivivere l’arte antica dell’andar per mare. Carlo Bottigelli, Venturiere, cultore di marineria, che si è assunto la fatica di organizzare il seminario, lo ha concluso, auspicandosi che, con l’aiuto di qualche sponsor, questo possa esser il primo di una serie di incontri sul tema.